L’Ordine Architetti, P.P.C. della Provincia di Asti presenta

Asti Fest 2016
Architetture Sottili
Foto di gruppo



 

il progetto

Da alcuni anni l’Ordine degli Architetti della Provincia di Asti, grazie all’impegno e al lavoro della Commissione Cultura, ha focalizzato la propria attenzione sulla città contemporanea: in particolare ha concentrato il proprio interesse sulla realtà astigiana, mantenendo al contempo uno sguardo aperto sulle dinamiche urbanistiche, architettoniche e sociali che coinvolgono altre realtà urbane italiane ed europee.

Questa doppia visuale, allo stesso tempo locale e globale, è stata la formula del primo A.S.T.I. FEST – Festival dell’Architettura astigiano 2013, alle cui sessioni di lavoro hanno partecipato alcuni tra i maggiori interpreti dell’architettura e dell’urbanistica a livello nazionale (Gae Aulenti Architetti Associati, Studi Valle Associati e Gregotti Associati, Studio Rossi Prodi), ai quali si sono aggiunti gruppi da Francia (B+C Architects), Spagna (Carlo Mezzino Architecture), Svizzera (Studio Vacchini), Germania (A24 Landschaft Robel) e Slovenia (Jurij Kobe & Atelier Arhitekti). Dal particolare della nostra città gli argomenti del dibattito si sono allargati a tematiche di più ampio respiro: la piazza, il riuso dei contenitori vuoti, la rifunzionalizzazione delle brown fields, la riqualificazione di fasce fluviali ed aree verdi.

Si è trattato di una prima occasione di incontro, di indagine critica sulla città, un momento di esplorazione collettiva della realtà urbana astigiana: un’analisi delle sue risorse, dei suoi limiti, delle sue potenzialità, con dibattiti e scambi di idee anche tra soggetti che raramente hanno occasione di confrontarsi tra loro. A.S.T.I. FEST è stato solo il primo tassello di un percorso di eventi che vuole essere il più possibile CONDIVISO e PARTECIPATO con la città.

Il progetto ARCHITETTURE SOTTILI rappresenta un ulteriore step di questo percorso: il dialogo SULLA città e CON la città si arricchisce di ulteriore lessico, ed il nuovo vocabolo è “agopuntura” urbana. Interpretando la città come un organismo vivente, le agopunture urbane hanno la funzione degli spilli nella medicina tradizionale cinese, ovvero agiscono in punti ove vengono ravvisate restrizioni o interruzioni dei flussi vitali, rivitalizzando parti (di città) custodi di potenzialità inespresse. 

Interventi sottili, che però sottendono un progetto complessivo, un’idea di città, pur non riguardando ambiti strategici della stessa bensì altri luoghi, LUOGHI COMUNI, nella doppia accezione di “luoghi non emergenti” e “luoghi della comunità”.

Asti, quindi, prova a cambiare un po’ se stessa con l’aiuto dei suoi architetti più giovani e lo fa senza tentare la falsa scorciatoia di una “grande opera”, bensì programmando tanti piccoli interventi a budget limitato per migliorare alcuni tra i luoghi più bisognosi di vita, di bellezza o anche solo di ordine. I casi-studio sono emblemi di criticità presenti nella realtà urbana ma sono al contempo custodi di positività inespresse, potenzialità che adeguatamente stimolate essere in grado di trasmettere i benefici al loro intorno, sprigionare energia creativa ed indurre effetto a catena.

16 gruppi di lavoro formati da 45 architetti under 40hanno lavorato per nove mesi per donare alla città 16 progetti che contribuiranno a migliorarla, coordinati dall’Ordine degli Architetti provinciale: si tratta di un’iniziativa molto importante per una piccola città come Asti, un piccolo episodio di quella “gigantesca opera di rammendo” della quale parla il senatore Renzo Piano a proposito del miglioramento delle nostre città e, soprattutto, delle loro periferie. 

Gli architetti astigiani con questa iniziativa si sono dati una serie di obiettivi: il primo è dimostrare che una città può essere migliorata anche con una somma di azioni minime, purché guidate da un progetto comune e non da una serie di casualità; il secondo obiettivo è far capire ai cittadini il ruolo degli architetti, professionisti che con le loro conoscenze, competenze e sensibilità, possono contribuire a migliorare i luoghi in cui si vive; il terzo obiettivo è comprendere, anche attraverso piccoli interventi, come affrontare alcuni dei problemi che affliggono le nostre città; il progetto ARCHITETTURE SOTTILI è stata infine l’occasione per elaborare un contributo metodologico e di sensibilità per il lavoro da svolgere sulla città. 

Per rendere una città vivibile non basta occuparsi delle sue aree strategiche, ma occorre anche pensare alla città “altra”, al tessuto connettivo tra gli spazi e gli edifici più importanti: ambiti che vanno PROGETTATI, ma che non necessariamente devono essere COSTRUITI. Una città è fatta anche (e soprattutto) di vuoti, di luoghi nei quali lo sguardo e la mente di chi la abita possa rallentare, rilassarsi, spaziare. Progettare la città non è solo riprodurre ambienti che rappresentino l’immagine dell’ordine attuale ma, al contrario, è proporre cosa essa dovrebbe e potrebbe essere in futuro. 

Siamo convinti che occorra stimolare un nuovo processo di partecipazione, in un periodo storico in cui anche l’ordinario, come la manutenzione della propria città, è visto come un fatto straordinario di cui accontentarsi: proprio per questo le ARCHITETTURE SOTTILI non vogliono essere progetti estemporanei, bensì progetti che derivano dall’osservazione dei luoghi, dall’analisi del contesto e soprattutto dalconfronto con i residenti. Agopunture urbane quindi, piccoli interventi di ridisegno dello spazio pubblico in grado di creare, speriamo, nuove occasioni di centralità anche nelle zone esterne della città storica. 

Il progetto ARCHITETTURE SOTTILI è stato pensato e realizzato per dimostrare che non è utopico pensare di trasformare le criticità urbane in risorse per la collettività, e che investendo in interventi di alta qualità architettonica e comprovata sostenibilità economico/ambientale è possibile riscrivere il futuro delle proprie città, migliorando nel contempo anche le condizioni sociali della popolazione.